ditemi voi..

il blog personale di Luigi Mussardo che racconta fatti ed esterna i suoi pensieri

martedì, dicembre 20, 2005

Kali Temple

Kolkata sab. 17.12.2005

Un luogo in cui non e' possibile fotografare, da un'emozione intensa che ti pervade mentre il sacerdote che ti ha preso in custodia ripete delle strane parole, dei suoni enfatizzati dai gesti delle sue mani e le tue congiunte. Tanta, tantissima gente ammassata in piedi a far la fila in attesa di poter vedere la dea della potenza interiore, al di sopra di qualsiasi religione, e chiederle qualcosa e mostrarle devozione. Gente ammassata e scalza e noi come loro.
La foga e la concitazione, proprie di un momento come fosse unico nella vita con l'ansia e la foga di giungere alla visione.
Sembrano animali impazziti, bramosi di saziare la ame spirituale. L'estrema necessita' contrastava con la nessuna cura del luogo come se non ci fosse altro che il fine di "vedere" e tutto il resto non avesse importanza, come fosse un'inutile perdita di energie da concentrare invece nella preghiera e nella ripetizione.
E' nella ripetizione che si crea il mito ed io ho assistito di persona a tale processo millenario e che pare immutato nel tempo. Oltre 6000 anni riversati in un secondo davanti ai miei occhi, orecchie, naso e pelle.
Uno spettatore della storia.
D'accordo lo siamo tutti ogni giorno/minuto ma non in questo modo. Ho sentito peso e spessore del tempo trascorso.
Qui la gente non brama e si scanna per un pezzo di pane ma quasi lo fa per pregare stando in fila per ore per osservare in un batter d'occhio quella che ai nostri occhi e solo una pietra decorata. Legano, poi, dei sassolini ed appendono dei grossi anelli ai rami di un albero chiedendo fertilita' con un semplice gesto dal significato profondo e lontano che non posso certo io spiegare.

Ondate di gente a piedi nudi nella sporcizia.


Cio a cui forse avrei rinunciato volentieri e' accaduto.
Il sacrificio del capro espiatorio.

Questo di Kolkata e' l'unico tempio dove e' permessa ancora, ufficialmente, tale pratica.
Schiamazzi, urla e spintoni. Il corpo viene tirato per le zampe e la testa, sospeso su ceneri ed incenso fumante finche' l'ascia non fa il suo dovere.
Cade violentemente sul collo dividendo corpo e testa per sempre.
Scena orripilante dal sapore antico, letto sui libri.
Un rito primitivo come il sacrificio riporta noi occidentali, con cultura occidentale,alle letture della bibbia la domenica mattinaa messa. Noi giovani bimbetti come potevamo immaginare quanto crudo fosse un sacrificio? Quanta sofferenza quando vedi un essere perdere la propria vita. Il rigido tremore degli arti tenuti saldi da altri esseri. Il tremore nervoso che si scioglie e scivola via con il sangue si perde sulle ceneri fumanti e lascia slo il rimbombo del suono dell'ascia sul rigido osso...
Silenzio subaqueo, i rumore di una bolla d'aria sale in superficie e si ricongiunge all'atmosfera.
Riemergo anch'io, ancora urla, schiamazzi, gente in fila, campanelli che vengono suonati prima o dopo ogni preghiera, ora non ricordo bene le parole del sacerdote nel caos.
Stringo la borsa al petto e seguo il tipo. Tutto scivola intorno a me i suoni densi e sfumati si mescolano in uno solo. Il pavimetno e' umido ed appiccicoso, odore d'incenso, l'aria caldae poco respirabile.
Ritorniamo al luogo dove avevamo lasciato le scarpe, le prendo e cerco l'uscita che si rivela tale solo dopo aver attraversato un corridoio coperto fatto di bancarelle come un intestino che assorbe le ultime energie rimaste. Sono fuori.
L'edificio a fianco e' l'ospedale di Madre Teresa dove i moribondi trovano un ultimo ricovero prima i lasciarci. Ci affacciamo alla porta e sono tutti li sulle loro brandine verdi. Le "sorelle" munite di mascherina si affaccendano dando loro un pasto caldo e ci invitano ad entrare ma in verita non ce la sentiamo, stiamo un po' sulla porta con lo sguardo assente ed usciamo.
Un sospiro sotto il sole tropicale a pochi km dal mare... il pugno allo stomaco e' arrivato.

Torniamo a casa.

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